Breve storia del torneo

Di Simone Pierotti

E’ considerato uno dei più importanti, se non il più importante, tornei di calcio giovanile per club a livello mondiale. Da questo torneo sono usciti i più grandi nomi del firmamento calcistico internazionale, che si sono affermati nei campionati più prestigiosi (qualcuno di loro ha anche conosciuto la gioia di indossare la maglia della propria nazionale). Ed è anche una delle principali iniziative collaterali del Carnevale di Viareggio.

Tutto questo, e molto di più, è racchiuso in due sole parole: Coppa Carnevale. E’ con questo nome che nel lontano 1948 fu istituito un torneo inizialmente destinato alle squadre dei rioni di Viareggio, ma che già dall’anno successivo avrebbe ampliato decisamente i propri confini, abbracciando con il passare dei tempi tutti i cinque continenti della Terra, e aperto alle rappresentative “Primavera” delle società calcistiche.

Le origini.

La Coppa Carnevale (chiamata oltre i confini cittadini anche come Torneo di Viareggio o, molto più semplicemente, il “Viareggio”) emette i suoi primi vagiti all’indomani della Seconda Guerra Mondiale: in tutta la città aleggia un forte spirito di rinascita e l’intenzione di lasciarsi alle spalle quel lungo tunnel di brutalità e devastazioni che segnerà per sempre la storia dell’umanità. Già nel 1946 Burlamacco e la sua allegra brigata del buonumore tornano ad essere i padroni indiscussi dei viali a mare nel periodo invernale, ma lungo le rive del Tirreno anche lo sport, ed in particolar modo il calcio, ritrova il sorriso grazie al proliferare di numerose squadre di giovani calciatori di belle speranze che rappresentano i vari quartieri della città.

Emerge così la necessità di dare nuova linfa al Viareggio Calcio, e a tal proposito viene costituito nel 1947 il Centro Giovani Calciatori (CGC). L’anno successivo, la neonata società mette in piedi un torneo giovanile rionale che si svolge nel periodo di Carnevale: la logica suggerì di chiamare la manifestazione “Coppa Carnevale”. A questa prima, storica edizione partecipano ben undici squadre: Bar Lencioni, Bar Fattore, Iskra, Bar CRO, Allievi, Bar Mori, Bar Roma, Fervet, Bar Piemonte, Libertas e Assi. Il costo dell’iscrizione al torneo è di 100 lire.

Alla finalissima in programma in uno Stadio Dei Pini “all’inglese”, con tribune di legno e staccionata, approdano il Bar Lencioni ed il Bar Fattore, rispettivamente in maglia azzurra e bianconera, con arbitro il signor Cappelli di Viareggio: sul campo viene premiato il maggior tasso tecnico del Bar Lencioni, che si impone con un netto 3-0 grazie alle reti di Cupisti, Lencioni e Benetti.
La formazione del Bar Lencioni, primo vincitore della Coppa Carnevale: Bonuccelli, Fiorini, Michelotti, Di Beo, Gianni, Pardini, Lencioni, Benetti, Greco, Bacci, Cupisti.
Il bilancio è positivo, c’è stato un discreto interesse verso la manifestazione. Ma in mezzo ai tavolini del Bar Trieste di Piazza Campioni, sede provvisoria delle riunioni del CGC, si fa strada l’idea di poter fare ancora meglio e di valorizzare i giovani calciatori non solo di Viareggio ma anche dell’Italia e dei paesi stranieri, considerando che gli svizzeri del Bellinzona hanno chiesto di poter partecipare al torneo.

Un progetto decisamente ambizioso per una società nata un anno prima e che non dispone certo di faraonici sostegni economici. Il sodalizio bianconero, comunque, non sta con le mani in mano, e si mette in moto per reperire gli sponsor, cercare le squadre partecipanti, inviando biglietti da visita in ogni angolo dello Stivale, e trovare le convenzioni con gli alberghi che ospiteranno le squadre partecipanti. Il risultato è che la Coppa Carnevale fa il bis l’anno successivo, con un torneo a 10 squadre, cui ne seguiranno tanti altri…

1949: la prima Coppa Carnevale moderna.

Bellinzona, CGC Viareggio, Fiorentina, Lazio, Lucchese, Milan, Nizza, Rapid Mentone, Rappresentativa livornese e Sampdoria: sono questi i nomi delle squadre partecipanti alla prima edizione della Coppa Carnevale “mondiale”. La squadra padrona di casa, allenata da Antonio Giordani e che sfoggia un’insolita maglia bianca con V nera, parte bene rifilando il poker alla rappresentativa livornese, ma deve poi alzare bandiera bianca ai quarti di finale contro la Lazio campione d’Italia juniores. I capitolini approdano poi in finale contro il Milan, che conquista la coppa con un agevole 5-1, risultato con il quale la Sampdoria batte il Bellinzona nella finale di consolazione.

Negli anni successivi, comunque, al cospetto delle blasonate rappresentative delle squadre di Serie A, il Cgc Viareggio si fa onore: i bianconeri infatti, nel 1951, si arrendono solo ai supplementari contro la Sampdoria (che arriverà fino all’atto finale, perdendo poi per 2-1 contro il Partizan Belgrado, prima squadra straniera a vincere il torneo), mentre in altre edizioni arriveranno a battere squadre come Napoli (3-0) e Lazio (3-2). L’ultima apparizione delle V nere è datata 1955, quando escono nel turno preliminare sconfitte per 1-0 dalla Fiorentina.

Gli anni ’50 sono comunque del Milan: i diavoli rossoneri si aggiudicano il trofeo per ben quattro volte (1952, 1953, 1957 e 1959) e conquistano pure un secondo posto (1957, contro i cecoslovacchi dello Spartak Praga). Due vittorie a testa, invece, per Sampdoria e Lanerossi Vicenza. E nel frattempo il torneo continua a crescere e a compiere passi da gigante, portando le squadre partecipanti a 12 nella terza edizione e addirittura 16 a partire dal 1952: da segnalare anche arrivano a Viareggio squadre da tutto il continente, dalle vicine Austria e Svizzera ma anche dall’Est europeo e dalla Danimarca. Da segnalare che a partire dal 1957 le gare del turno eliminatorio verranno disputate con andata e ritorno, mentre nel 1955 la Rai trasmette in diretta la gara di apertura e la finalissima.

Fin dalle prime edizioni spuntano nomi destinati a fare la storia del calcio: nel Partizan Belgrado figura un certo Bora Milutinovic, l’allenatore che ha partecipato a cinque mondiali consecutivi, dal 1986 al 2002, allenando altrettante diverse selezioni (Messico, Costa Rica, USA, Nigeria e Cina), mentre nell’Offenbach Verein Amburgo si distingue Uwe Seeler, tra i protagonisti dell’epica sfida Italia-Germania Ovest 4-3 di Messico ‘70. Ma anche i giovani campioni italiani non stanno a guardare: nel Vicenza vincitore del 1954 c’è Azeglio Vicini, futuro ct della Nazionale a Italia ’90, e si mettono in luce anche Eugenio Fascetti (con la maglia del CGC), Giovanni Trapattoni, Fabio Cudicini, “Ricky” Albertosi. Una curiosità: nel 1950 la Coppa Carnevale si trova ad avere anche un suo inno. Si chiama “Baldi calciatori”, ed è firmato dalla coppia Aldo Valleroni e Stefano Sciarra: di seguito riportiamo il testo

Anni ’60: il serbatoio della futura nazionale di Valcareggi.

A poco più di dieci anni dalla prima edizione, la Coppa Carnevale è ormai diventata una realtà riconosciuta in tutto il mondo: dopo le prove generali del precedente decennio la formula a 16 squadre è inamovibile, i confini si allargano sempre di più ad Est, abbracciando Grecia, Bulgaria, Romania, Ungheria ed anche l’URSS, in pieno clima da guerra fredda.
Gli anni ’60 iniziano nello stesso modo con cui si erano conclusi i ’50: a portare a casa la prestigiosa coppa con il Burlamacco di bronzo è ancora una volta il Milan, che in finale sconfigge di misura una squadra destinata a fare la storia del torneo. Si tratta del Dukla di Praga, che nel 1969 giunge in Versilia accompagnato da un ospite di grande rilievo come il maratoneta Emil Zatopek, medaglia d’oro nella maratona alle Olimpiadi di Helsinki del 1952.

Le squadre milanesi porteranno in quegli anni tante giovani promesse che avrebbero poi spiccato il volo verso la Serie A: il Milan schiera Trapattoni, Lodetti (il “23° uomo” che fu rispedito in Italia a Messico ’70 mentre era già in ritiro con la nazionale nella capitale azteca), Pierino Prati, Salvadore, Trebbi. Non sono però da meno i cugini interisti e le altre “big” del calcio nostrano: l’Inter si presenta in Versilia con Facchetti, Mazzola, Corso, Boninsegna, Bedin, futuri pilastri della Grande Inter del “mago” Helenio Herrera; la Fiorentina (che vincerà la coppa nel 1966 contro il Dukla in uno Stadio Dei Pini gremito: quindicimila spettatori, moltissimi dei quali assiepati ai bordi del campo, tra i quali pure il sindaco ) risponde con “cavallo pazzo” Chiarugi, Merlo, Esposito e Ferrante, tra i protagonisti della squadra che tre anni dopo porterà lo scudetto in riva all’Arno; non è da meno la Juventus, che può vantare il portiere Tancredi, Stacchini e un “certo” Roberto Bottega.

Altri nomi altisonanti che calcano il manto erboso dello Stadio dei Pini nel decennio dei Beatles e della contestazione giovanile sono: Dino Zoff, portiere friulano che in nazionale otterrà ottimi risultati sia da giocatore che da allenatore; il suo collega Joseph “Sepp” Maier con la maglia del Bayern Monaco; Carlos Rexach, attaccante del Barcellona e futuro allenatore dei blaugrana; Bernd Holzenbein, punta di forza dell’Eintracht Francoforte e campione del mondo 1974 con la Germania Ovest.

Due anni in particolare sono passati agli archivi della manifestazione: nel 1965, dopo la sospensione per impraticabilità di campo e il 6-6 del replay dopo i calci di rigore, il risultato di Genoa-Juventus viene deciso dal lancio della monetina, ed è la prima volta che succede alla Coppa Carnevale; il 1968, invece, entra nella storia per il cospicuo numero di giocatori versiliesi che vi partecipano. Si tratta di Roberto Fiorio (cresciuto nell’Iskra) del Bologna, di Romolo Ciardella e Marcello Lippi (prodotti del vivaio della Stella Rossa di Ilario Niccoli) della Sampdoria e di Giuliano Pardini (scuola Ninfea) e Sauro Del Chiaro (V2 Darsene) dell’Inter.

Anni ’70: la Coppa allarga ancora i propri confini.

La decade che, nella storia del calcio, coincide con l’avvento del “calcio totale” dell’Ajax e della nazionale olandese si apre nel segno del Dukla di Praga (che in questo decennio si aggiudicherà ben tre volte il trofeo). Terza squadra, dopo Sparta e Slavia, della capitale cecoslovacca, si presenta a Viareggio con una caratteristica maglia color amaranto con maniche gialle (resa famosa anche dalla canzone “All I want for Christmas is a Dukla Prague away kit” del gruppo inglese “Half man half biscuit”). Nata dal nome del villaggio al confine tra l’odierna Slovacchia e la Polonia, teatro di una delle più sanguinose battaglie della Seconda Guerra Mondiale, il Dukla è stata una delle più grandi squadre del torneo, con giocatori grintosi e fisicamente prestanti, al punto che nacquero dei sospetti sulle “precoci” calvizie di alcuni di loro.

La squadra cecoslovacca nella finalissima del 1970 batte per 1-0 il Milan, dopo che i rossoneri avevano più volte sfiorato il gol: è l’anno dello sciopero dei dipendenti ENEL, che non impedisce comunque agli organizzatori del torneo di garantire la diretta televisiva sulla Rai del match Dukla-Atalanta. Da record la finalissima del 1971, giocata di fronte a circa ventimila spettatori secondo le cronache dell’epoca: l’atto finale è infatti il derby della Madonnina tra Milan ed Inter, vinto dai nerazzurri per 2-1 con reti di Dioni e Gilavardi. Sempre tra gli interisti, si segnala Evert Skoglund, figlio del ben più popolare “Naka”.

In pieno clima da Guerra Fredda, la Coppa Carnevale inizia ad attirare compagini sempre più lontane: si inizia subito con la presenza degli argentini del Boca Juniors, la popolare squadra di Buenos Aires fondata da emigranti genovesi, due anni più tardi gli inglesi inventori del calcio approdano sulle sponde del Tirreno con il Crystal Palace di Londra, mentre nel 1975 arrivano anche gli USA con il Burlingdale di San Francisco. Ma il vero colpaccio avverrà a novembre del 1977, quando viene annunciato che alla trentesima edizione parteciperà il Pechino, prima squadra cinese a prendere parte ad una competizione calcistica in Europa, dopo che il paese dagli occhi a mandorla aveva boicottato diversi eventi sportivi mondiali, comprese le Olimpiadi. Un evento storico che conosce la propria apoteosi il 25 gennaio, per il cocktail di benvenuto al municipio di Viareggio alla presenza del presidente della Figc Artemio Franchi. Nel 1979, invece, anche il Messico arriva in Versilia, con la squadra del Mexico City.

Nel 1975, inoltre, viene abbandonata la formula della fase eliminatoria con gare di andata e ritorno ed entra in scena l’attuale formula: gironi all’italiana da quattro squadre l’uno per la prima fase e scontri in gara unica per la fase finale.

Numerose le future promesse del calcio italiano e mondiale: l’Inter schiera nel corso degli anni Lele Oriali, Ivano Bordon e Walter Zenga, il Milan non è certo da meno con Maldera e Collocati. Una curiosità: Milan ed Inter porteranno a Viareggio due fratelli che hanno scritto pagine importanti per la storia delle due squadre milanesi, ovvero Franco e Giuseppe Baresi. In evidenza anche la Fiorentina, che vince per ben quattro volte la coppa grazie al talento di Giancarlo Antognoni e del viareggino Carlo Bresciani (futuro allenatore del Viareggio). Da non dimenticare anche i vari Zaccarelli, Pulici, Mozzini e Castellini del Torino (vinceranno lo scudetto nel 1976), i laziali Giordano e Manfredonia, il compianto Gaetano Scirea con la maglia dell’Atalanta e due della Roma scudettata del 1983, Agostino Di Bartolomei e Odoacre Chierico (quest’ultimo noto anche per un cammeo nel film “L’allenatore nel pallone” con Lino Banfi). Nella legione straniera, non passano inosservati l’argentino Carlos Trassero (tra i vincitori del Mondiale messicano del 1986) e il boemo Masny (campione europeo nel 1976).

Un capitolo a parte lo merita Mario Masiello, vincitore del torneo nel 1975 con la maglia del Napoli: sarà proprio a Viareggio che Masiello si fermerà (giocherà pure in maglia bianconera) e metterà su famiglia. La sua unione con Emma, una ragazza della Darsena, darà alla luce il figlio Andrea, che farà meglio del padre trionfando nel 2004 e nel 2005 con la Juventus.

Anni ’80: tanti azzurri passano da Viareggio…

L’ultimo ventennio del XX secolo inizia con qualche veleno per il calcio italiano: le società di serie A e B, infatti, votano contro la libera circolazione dei giocatori stranieri in Europa. E, a pochi giorni proprio dall’epilogo della Coppa Carnevale, scoppia anche lo scandalo del “calcio scommesse”, che porterà all’arresto di molti calciatori di serie A.

Il consolidato torneo viareggino non sembra però risentire di queste vicende e continua ad ampliare i propri confini: nel 1983 pure l’Africa approda nel salotto buono del calcio giovanile internazionale con l’Algeri, e nello stesso anno è la volta anche della prestigiosa scuola brasiliana, che partecipa con il Palmeiras di San Paolo, e del Cile con il Santiago. Nel 1989, poi, tocca anche al Giappone, rappresentato dal Tokyo.

Gli anni ’80 vedono grandi protagoniste il Torino e la Fiorentina: i granata alzano la coppa per quattro volte, i viola solo due. Non sfigurano affatto anche la Roma (due volte prima e altrettante seconda) e le straniere Ipswich Town e Dukla Praga (i boemi, vincendo nel 1980, rimarranno per sedici anni l’ultima squadra straniera a vincere il trofeo). Tra gli inglesi, le cui partite vengono trasmesse addirittura dalla BBC, spicca il bomber di origini sudafricane Mike D’Avray, capocannoniere dell’edizione 1981 con ben sette reti. La Coppa Carnevale si impreziosisce anche della presenza di club blasonati di tutto il mondo: Real Madrid, Celtic Glasgow, River Plate, Porto, Feyenoord, Nottingham Forrest, Aberdeen, Bayern Monaco, giusto per citare le più importanti.

Molti dei giocatori che vincono o semplicemente partecipano al torneo conosceranno poi la gioia di uno scudetto, o addirittura quella di indossare la maglia azzurra della Nazionale: si tratta di “Nanu” Galderisi e Fanna della Juventus (tra gli artefici del miracoloso tricolore dell’Hellas Verona del 1985), di Vialli e Mancini della Sampdoria allenata dal viareggino Marcello Lippi (entrambi campioni d’Italia con la squadra blucerchiata nel 1991), Pagliuca (Sampdoria), dei milanisti Albertini, Maldini, Costacurta e Stroppa, dei torinisti Fuser, Lentini (futuri milanisti) e Francini (vincitore nel 1989 con il Napoli di Maradona), di Ciro Ferrara e Di Livio, tra i protagonisti dell’età d’oro di Marcello Lippi alla Juventus.

Tra gli altri giocatori che faranno strada, il portiere napoletano Tagliatatela; i romanisti Peruzzi, Andrea Carnevale, Tovalieri e Giuseppe “il principe” Giannini, una delle bandiere dei giallorossi; i centrocampisti Nicola Berti ed Eranio; i vari Bucci, Melli, Apolloni e Minotti, in evidenza con il miracolo Parma di Nevio Scala; gli attaccanti Ganz e Silenzi. Ma non si può certo dimenticare uno dei simboli del calcio italiano degli anni ’90: è Roberto Baggio, il “divin codino di Caldogno”, che arriva a Viareggio con la maglia della Fiorentina. Tra i giocatori stranieri, invece, la copertina spetta a Gabriel Omar Batistuta, argentino di Reconquista: il futuro attaccante di Fiorentina, Roma ed Inter si mette in mostra con la maglia del Deportivo Italiano, un’altra squadra argentina fondata da emigranti del Belpaese. Le leggende narrano anche che il Viareggio avesse offerto 150 milioni alla squadra sudamericana per assicurarsi le prestazioni del futuro Batigol, lasciando poi cadere nel nulla la trattativa dopo averlo visto all’opera nei quarti di finale contro il Torino. Tra le stelle straniere, alcuni nomi poi entrati a far parte del firmamento calcistico europeo: Robert Prosinecki nella Dinamo Zagabria, Novotny e Chovanec nel Dukla Praga e Pat Bonner, portiere del Celtic Glasgow che affronterà l’Italia con la nazionale irlandese ai Mondiali di USA 94

Il 1983 è l’anno di due allenatori davvero speciali: la Roma poi vincitrice del torneo è affidata a Romeo Benetti, mezzala ex Roma, Juventus e Milan, mentre il Milan è guidato da Fabio Capello, destinato a grandi successi con la società rossonera ma anche con Real Madrid, Roma e Juventus. I due, già avversari sui campi di calcio da giocatori, si scontrano anche come allenatori: la spunta Benetti per 2-1. Muovono i primi passi da allenatore anche Arrigo Sacchi, addirittura con la Fiorentina, il viareggino d’adozione Pietro Carmignani, con il Parma (ci ritornerà nelle stesse vesti nell’edizione 2006), Luciano Spinosi con la Roma e Mario Corso, ovviamente con l’Inter.
Una curiosità: negli anni ’80 partecipano alla Coppa Carnevale alcuni parenti di calciatori illustri. Si tratta di Stefan Beckenbauer nel Bayern Monaco (figlio del grande “kaiser” Franz), del figlio di Omar Sivori nel Platense e di Diego Lopez nel Deportivo Italiano, nipote di Maradona. Figli d’arte anche tra i fischietti: l’arbitro della finalissima Torino-Roma del 1985 è Rosario Lo Bello, figlio di Concetto.

Anni ’90: l’avvento delle provinciali e l’aumento delle partecipanti.

L’edizione che fa da preludio ai Mondiali di Italia 90 vede trionfare per la prima volta una squadra cosiddetta “provinciale”, che non rientra nell’ambita casta delle società più blasonate del calcio italiano: si tratta del Cesena. Per la prima volta, poi, il torneo vede la partecipazione di ben ventiquattro squadre, suddivise in otto gironi all’italiana da tre squadre. In quel Cesena spiccano tre giocatori che arriveranno ai massimi livelli del calcio tricolore: Scucugia, Masolini e Zauli. Nel 1990 giocano anche altri giovani destinati ad una buona carriera: Benny Carbone, Cois, Dino Baggio, Gareth Southgate e Radek Bejbl.

Con il 1995, la Coppa Carnevale arriva ad attirare in Versilia l’ultimo continente rimasto ancora immacolato: con gli australiani del Club Marconi Sydney (disastroso l’esordio contro la Juventus di Rocchi e Grabbi, conclusosi 6-0 per le zebre), anche l’Oceania approda alla corte di Burlamacco calciatore. Esordio anche per il Canada nel 1991 con il Toronto e dell’Indonesia nel 1993.

Gli anni ’90 sono anche quelli di un gradito ritorno: dopo decenni di assenza, il Viareggio torna ad avere una propria squadra Primavera che partecipa al torneo cittadino più importante nel 1990, 1991 e nel 1997 e proprio in quest’ultima edizione, trascinate da giocatori che vestiranno in futuro la maglia bianconera come Mariniello, Florio, Specchia e Davide Lippi (figlio di Marcello), le zebre faranno un vero e proprio miracolo uscendo ai quarti di finale, per giunta ai calci di rigore, contro il Napoli.

Con il Dukla Praga ormai lontano parente della squadra spauracchio dei decenni precedenti, sono le italiane a farla da padrone: i nomi da segnare sul taccuino sono quelli di Christian Vieri del Torino, di Emiliano Salvetti del Cesena, del livornese Cristiano Lucarelli del Perugia, del viareggino doc Alessandro Pierini (Udinese), del prolifico attaccante Giacomo Banchelli, in forza alla Fiorentina. Proprio in maglia viola gioca un ragazzo con un cognome davvero pesante: è Eddy Baggio, fratello del popolarissimo Roberto, destinato ad una carriera di tutto rispetto tra serie B e C1. Da non dimenticare assolutamente i vari Del Piero (prima con il Padova poi con la Juventus), Totti e Flachi. Tra gli stranieri, nello Yomiuri Verdy Kawasaki Tokyo c’è un brasiliano che è uno dei pochi a salvarsi: il suo nome è Marcio Dos Santos Amoroso, e sarà tra i protagonisti della serie A italiana con le maglie di Udinese e Parma.

Nel 1993, un’altra provinciale trionfa a Viareggio, sorprendendo tutti: è l’Atalanta dei vari Tacchinardi, Morfeo e Foglio, che in finale si sbarazza del Milan per 2-0. Da passare agli annali, invece, la finale dell’edizione successiva: allo stadio dei Pini sono più di settemila per assistere a Juventus-Fiorentina, un testa a testa tra Del Piero (che segnerà il gol decisivo del 3-2 ai supplementari nella finale bis) e Flachi. La stessa Fiorentina si arrenderà l’anno successivo al Torino, ancora una volta in due atti: la prima, finita 1-1, viene disputata per motivi di ordine pubblico al Porta Elisa di Lucca, mentre quella decisiva viene giocata nella sua sede naturale, lo stadio dei Pini.

Nel 1996 e nel 1997 tocca di nuovo a due provinciali: prima è il grande Brescia di Adriano Cadregari, che può vantare giocatori del calibro di Diana, Pirlo, Bonazzoli e Baronio e che batte in finale per 3-1 il Parma di Buffon (fresco di esordio in serie A contro il Milan) e Barone; poi tocca al Bari di Nicola Ventola, Generoso Rossi e Nicola Legrottaglie. Il 1997 è anche l’anno che precede la cinquantesima edizione del torneo, ragion per cui si decide di portare a trentadue il numero delle squadre partecipanti: trentadue come le squadre che, sempre l’anno successivo, si daranno battaglia al Mondiale di Francia 98 ed anche in questo caso sarà una prima volta assoluta.

A vincere la prestigiosa 50a Coppa Carnevale sarà il Torino allenato dal “poeta del gol” Claudio Sala, che in finale batte per 2-0 la rivelazione del torneo, i brasiliani dell’Irineu Joinville: i granata si assicurano il trofeo grazie a giocatori quali Comotto, Mercuri e i futuri giocatori del Chievo dei miracoli Semioli, Tiribocchi e Pellissier. L’anno successivo torna a trionfare il Milan, allenato da Mauro Tassotti: al Diavolo basta battere per 1-0 i croati del Varteks Varazdin per vincere il trofeo.
Tra le curiosità, da segnalare nella Juventus la presenza di Massimiliano Vieri, fratello minore di Christian che in futuro sceglierà la cittadinanza australiana, e la partecipazione di altre squadre famose quali Ajax Amsterdam, Manchester United, Werder Brema, Borussia Dortmund, Benefica, Flamengo, Bayern Monaco, Boca Juniors e Nacional Montevideo.

E’ in questo decennio che avviene un curioso record: a detenerlo è l’attaccante pisano Gionata Spinesi, che partecipa al “Viareggio” con ben tre maglie diverse (Inter, Bari e Castel di Sangro).

Il nuovo millennio e la supremazia Juventus.

La Coppa Carnevale del nuovo millennio apre i battenti con la vittoria di un’altra provinciale del calcio italiano, che in quanto a investimenti nel settore giovanile non ha da imparare niente da nessuno: si tratta dell’Empoli, che conquista la coppa aggiudicandosi in finale il derby con la Fiorentina del futuro empolese Francesco Tavano, con il risultato di 2-1. Negli azzurri di mister Cecconi, brillano le stelle di Simone Del Nero e Marco Marchionni mentre in difesa impressionano il brasiliano Sanchez Cribari, fratello minore del giocatore della prima squadra Fabio, e Ciro Capuano. Il portiere Paolo Tommei sarà poi molto legato alla Versilia, in quanto vestirà le maglie di Viareggio e Forte dei Marmi.

Nel 2001 si impone ancora il Milan, che batte per 3-1 i brasiliani del Vitoria (le stelle sono Donadel e Sammarco), mentre nel 2002 tocca ai cugini interisti, abili e fortunati ad avere la meglio sul Torino per 2-1 in virtù della presenza di “Oba Oba” Martins, Pasquale, Beati e Cordaz. Lo stesso anno resterà nella storia del torneo anche per un altro fatto: dopo il tragico attentato alle Torri Gemelle dell’11 settembre 2001, la Coppa Carnevale manderà un segnale forte per la pace facendo partecipare alla stessa competizione una squadra israeliana (Maccabi Haifa) e una palestinese (Arab Jerusalem). Come a dire: il calcio annulla le distanze e l’odio.

Nel 2003, invece, ha inizio lo strapotere della Juventus: la società bianconera si aggiudica, unica a riuscirvi nella storia del torneo, la coppa per tre anni consecutivi (una volta con Gasperini in panchina e due con Chiarenza). La Vecchia Signora sforna grandi talenti in Versilia ogni anno: hanno già spiccato il volo verso la serie A Mirante, Paro, Gastaldello, Ruben Olivera, Matteo Brighi, Chiumiento (nazionale svizzero), Boudianski, Zeytulaev, Konko, Palladino e Rej Volpato.

Una menzione a parte la merita Andrea Masiello, viareggino classe ’86: cresciuto nel Centrolido National, approda alla Lucchese, dove esordisce anche in prima squadra nel campionato di C1 2002-03. Poi l’arrivo alla Juventus, la sua squadra del cuore, con la quale arriveranno due vittorie alla Coppa Carnevale (migliorando così lo score di papà Mario, vincitore della coppa con il Napoli) e l’emozione dell’esordio in serie A nella stagione 2004-05, al Delle Alpi contro l’Inter. La striscia della Juventus si interrompe nel 2006, ad opera degli uruguagi della…Juventud, che in finale la spuntano per 1-0 con gol di Ribas. Il 2006 è anche l’anno di un ulteriore aumento delle squadre partecipanti: si arriva a quarantotto.

Il 2007 è sicuramente l’anno della Coppa Carnevale più strana che si sia mai vista. L’antefatto: venerdì 2 febbraio si gioca il derby Catania-Palermo, anticipo della 3a giornata di ritorno della serie A. La partita (considerata già alla vigilia ad alto rischio) viene sospesa per 35 minuti nel secondo tempo, all’arrivo dei tifosi palermitani allo stadio Massimino, ma il peggio deve ancora arrivare: negli scontri tra tifosi e polizia nei pressi di piazza Spedini viene ucciso Filippo Raciti, 38 anni, ispettore capo di polizia. Oltre cento i feriti tra forze dell’ordine e civili. Il commissario straordinario della Figc Luca Pancalli ordina immediatamente la sospensione di tutte le attività di calcio in Italia, compresi anche i dilettanti e il settore giovanile. Anche la Coppa Carnevale viene inizialmente sospesa, ma è proprio da Viareggio che riparte il calcio italiano: mercoledì 7 febbraio finalmente si gioca, anche se a porte chiuse e senza cerimonia di apertura nè giuramento (avrebbe dovuto presenziare Francesco Totti) nè esposizione della Coppa del Mondo. La giornata è grigia e molto piovosa, il clima è surreale: Fiorentina-Maccabi Haifa e Rappresentativa Serie D-Spartak Mosca sembrano tutto fuorchè partite di calcio giovanile. Se la situazione non cambia, il Cgc rischia il collasso. Proprio in giornata, però, arriva la decisione del vertice straordinario del Consiglio dei Ministri in merito al calcio italiano: riprendono il via tutti i campionati, e a Viareggio si gioca a porte aperte. Ma si capisce subito che sarà un’edizione ricca di colpi di scena: nel fine settimana scompaiono nel nulla (ma vengono poi rintracciati) sei giocatori della squadra senegalese dell’AS de Camberene, allenata dall’ex tecnico federale Paolo Berrettini; lunedì 12, quando vengono recuperate le partite non disputate nella prima giornata (per un totale di 20 match in programma: 4 si sono giocate il giorno prima in notturna, mai successo in precedenza), la partita di Arenzano Genoa-Real Arroyo Seco (squadra della città natale di Roberto Nestor Sensini, ex difensore di Lazio, Udinese e Parma) viene sospesa in quanto gli argentini restano in campo con soli sei uomini e, come da regolamento, perdono 3-0 a tavolino. Il finale di gara è incandescente, con l’aggressione all’arbitro: la notizia e il video della partita fanno il giro del mondo e la squadra argentina viene radiata a vita dalla competizione. E’ comunque la Coppa Carnevale della caduta degli dei: il Milan e la Juventud campione in carica si fermano alla fase ai gironi, Inter, Torino e Juventus escono agli ottavi. La finalissima tra Roma e Genoa si gioca sotto un sole quasi primaverile e davanti ad una bella cornice di pubblico (circa 4000 spettatori): della serie, dopo la tempesta viene sempre il sereno.

L’anno successivo (2008) la Coppa Carnevale festeggia la sua 60a edizione: una ricorrenza molto particolare che viene battezzata a dovere con un match inaugurale all’insegna dello spettacolo (3-3 tra il Genoa campione in carica e gli inglesi del Tottenham). Sarà la Coppa Carnevale di “Super Mario” Balotelli, attaccante italiano di origini ghanesi che milita nell’Inter: a suon di gol (ben sette: suo il titolo di capocannoniere), tanto belli quanto decisivi, trascina i nerazzurri alla quinta affermazione al torneo dopo una lunga battaglia contro l’Empoli protrattasi fino ai calci di rigore della finale bis. Da segnalare tre viareggini in evidenza (Gianluca Musacci e Samuele Pizza nell’Empoli finalista e Matteo Gentili, difensore e capitano dell’Atalanta: quest’ultimo segna pure due reti, di cui uno nella semifinale contro l’Inter giocata proprio nella sua Viareggio) e un bel gesto di fair-play: protagonista Simone Guerra del Piacenza che, contro la Reggina, vede il portiere avversario a terra e rinuncia a segnare un gol a porta sguarnita, buttando fuori il pallone tra gli applausi del pubblico e dei giocatori calabresi.

Qualche nome da lasciare ai posteri? Lodi nell’Empoli, il trio De Rossi – Aquilani – Bovo della Roma, Cassano del Bari, Balzaretti del Torino, Pandev del Belasica Strumica (proprio a Viareggio sarà notato dagli emissari dell’Inter, che lo porteranno a Milano), Obodo del Perugia, Pazzini dell’Atalanta e Pinga del Torino. Qualche figlio d’arte? Jacopo Zenga nel Genoa e Diego Armando Maradona junior, il figlio che Diego ebbe a Napoli da Cristina Sinagra, nella squadra partenopea. Senza voler tralasciare Rodrigo Leite Izacson detto “Digao”, fratello del centrocampista del Milan Kakà.

Ma la magica storia della Coppa Carnevale non è ancora finita, anzi…