Edizione 2007

Articolo scritto da Simone Pierotti in occasione del decennale del Festival di Burlamacco.

Prima di addentrarci nella narrazione è necessario un breve prologo su chi lo ha ideato e organizzato – e continua a organizzarlo -: il movimento I Carnevalari. Che si palesa nel corso delle premiazioni al Teatro Eden nel marzo 2005 srotolando striscioni e distribuendo volantini con un messaggio esplicito: la crisi (d’identità, ancor prima che economica) del Carnevale si deve anche ai viareggini che, da tempo, non sembrano più mostrare attaccamento alla manifestazione. Basta polemiche inconcludenti: chi vuol bene a Burlamacco deve dimostrarlo fattivamente. E i Carnevalari partono con una prima iniziativa, semplice ma d’impatto: colmando una lacuna della Fondazione Carnevale, fanno stampare riproduzioni della bandiera che sventola in piazza Mazzini durante il periodo dei corsi mascherati e devolvono in beneficenza il ricavato. L’esito, manco a dirlo, è stupefacente.

Il movimento è trasversale e raccoglie al suo interno varie tipologie di appassionati, dall’esperto di storia al collezionista di “feticci”, da chi non si perde neppure un rione a chi recita a menadito “Su la coppa di champagne” o “Come un coriandolo”. Già, la musica: la Fondazione da tempo non indice una sfida canora e quando si tratta di scegliere la canzone ufficiale va sempre a ripescare tra i successi del passato. E poi c’è una schiera di giovani cantanti che vorrebbe mettersi in mostra ma proprio non riesce a trovare uno sbocco: arriverà con questo festival intitolato a Burlamacco. Lo avrebbero dovuto organizzare Fondazione Carnevale e Rete Versilia assieme, ma il progetto è naufragato. A quel punto i Carnevalari, che sarebbero stati comunque coinvolti nel progetto, decidono di non far morire quell’idea: “Lo facciamo noi”. È un grande azzardo: nessuno di loro si è mai cimentato nell’organizzazione di un evento simile. È un’iniziativa che nasce dal basso, quasi per scherzo, senza richiesta di contributi in denaro alla Fondazione Carnevale. Una scommessa.

All’appello – o meglio, al bando di concorso – rispondono in nove: c’è un giovane viareggino (Matteo Cima, detto “Nizza” per le sue origini francesi) reduce da un reality show della Rai ambientato nel selvaggio West, c’è un bagnino-dj (Christian Fazzini), c’è addirittura un concorrente proveniente da Massa (Vasco Lari) e tanti altri che meritano di essere scoperti.

Il programma del primo Festival di Burlamacco è articolato in due serate – venerdì e sabato – al Teatro Jenco in Darsena, dirimpetto allo stadio da dove passano le giovani promesse del calcio italiano. Nel piccolo, il Festival si prefigge un compito simile a quello del Torneo di Viareggio dando voce ad artisti ancora sconosciuti. La prevendita dei biglietti, intanto, va a ruba.

Il grande giorno arriva: sono passate da poco le 21.15 di venerdì 19 gennaio 2007 quando salgono sul palco i presentatori Luca Bonuccelli, Tiziana Gragnani, Paolo Jellersitz e Andrea Paci. Disseminati per tutto il teatro, lontano dalle luci della ribalta, ci sono studenti, impiegati e lavoratori stagionali con precisi compiti – biglietteria, accoglienza in sala, gestione del palcoscenico dietro le quinte, occhio di bue. Lo spettacolo scorre che è una meraviglia: i cantanti in gara strappano applausi, suscitano sorrisi e speranza le esibizioni dei bambini delle scuole medie che cantano in coro vecchi successi del Carnevale.

Il debutto è positivo: il copione è ricco di contenuti ma non appesantisce e sui principali portali di discussione cittadini il pubblico gradisce: “Sembrava proprio di rivivere i tempi della Canzonetta dei Rioni”. Merito anche dell’apparizione sul palco di Stefano e Bobo Pasquinucci, di Vincenzo Puosi, Claudio Morganti, Adriano Barghetti e Alessandro Bonuccelli che si rivedono in un paio di video tratti proprio dagli spettacoli degli anni Ottanta.

Per il gran finale, al Teatro Jenco, non ci sono più poltroncine rosse libere per vedere i cantanti esibirsi ancora e per ammirare nuovamente le giovanissime ugole delle scuole elementari.

In palio c’è un premio mica male – un Burlamacco di circa 80 centimetri, fedele copia di quello di Renato Galli, realizzato con la tecnica della carta a calco dai mascheratisti Luca Bertozzi e Annalisa Benedetti. A trionfare è “Di più Viareggio”, eseguita da Elena Allegri e Andrea Caruso e scritta da Massimo Domenici e Andrea Passaglia: così ha deciso la giuria presieduta da Gualtiero Lami e composta, tra gli altri, dal futuro presidente della Fondazione Carnevale Alessandro Santini, da Renzo Pieraccini, da Stefano Nari del Rione Torre del Lago e dal cantante Gianluca Domenici. Al secondo posto c’è “Viareggio e i suoi segreti” interpretata da un brillante ingegnere con la passione del canto che si chiama Daniele Testi – il padre Manrico è un conosciutissimo insegnante -, mentre si piazza terzo Giacomo Facini con “Balla balla salmastroso”.

Il Festival di Burlamacco ha convinto tutti: stampa, critica, pubblico plaudono alla genuinità e alla vivacità senza secondi fini dei Carnevalari. Che ottengono subito un gradito riconoscimento quando la canzone vincitrice viene scelta come sigla di apertura della trasmissione “Processo al corso” in onda su Rete Versilia nelle domeniche di Carnevale. E siamo solo all’inizio.

Di più, lo so che vuoi di più Viareggio
Non sei soltanto il viso di un pagliaccio
Gli occhi del grande Barbablù
Son di un gran genio la virtù
Ma tu viareggino puoi offrir di più a questa città!