Carri di prima categoria (III parte)

Concludiamo oggi con la terza parte la rassegna dei carri di prima categoria in concorso quest’anno.

Lo stato di salute del dissenso di Simone Politi e Priscilla Borri

 
 

Metafora della vita attraverso il linguaggio metafisico.
Carro come nave di folli che anelano a raggiungere la vetta, si calpestano, si sormontano, spinti dal moto perpetuo, ciclico del ripetersi senza tempo…senza senso.
Il potere ai vertici della torre lucente è simboleggiato da grosse mani. Queste manipolano a propria discrezione tutto: la fortuna, gli uomini riducendoli a schiavi. Il gigantesco tritacarne tutto fagocita e trasforma.
La Fortuna non più dea bendata che dispensa favori senza pregiudizi, ma ruota nelle mani del potere costituito per rabbonire e far sperare; essa ci vede benissimo, ci spia e se la ride della nostra misera umanità, illusione e vanità.
L’uomo per vanità diventa carnefice di se stesso e allo stesso tempo vittima del potere che lo sfrutta e che lo inghiotte.
Macinando coloro che audaci raggiungono la vetta, l’ingranaggio alimenta se stesso.
Emerge la realtà. siamo solo produttori e consumatori di illusioni e di rifiuti. Davanti al carro un pianeta-rifiuto conteso tra due imponenti scarabei. Ai lati cyborg lontani da ogni debolezza umana ci osservano immortali.

 

 

Mamma mia che roba brutta…oramai siamo alla frutta!!! di Alfredo Ricci

Dalla mucca pazza che ci ha costretto a mangiare la bistecca senz’osso per molto tempo, siamo passati ai concentrati di pomodoro dentro cui sono state trovate larve di mosca e alle buste di latte che hanno lasciato trasudare all’interno l’inchiostro usato per la stampa. Siamo arrivati infine, alla più recente e gravissima influenza aviaria che ha colpito i volatili, in particolare i polli e che ci ha costretto a bandirli dalle nostre tavole.
Tutte queste notizie e molte altre ancora, che stampa e televisione ci danno, creano allarmi più o meno fondati che contribuiscono a far nascere in noi il dubbio che, tra breve, di questo passo, non troveremo più niente di buono da mangiare.
Oramai siamo alla frutta!: siamo proprio arrivati alla fine e abbiamo toccato il fondo. Ma purtroppo, ormai anche la frutta non è più quella di una volta: disinfestanti e trattamenti con O.G.M. la fanno crescere grande e bella, ma quanto affidabile dal punto di vista della nostra salute?
Ecco quindi realizzarsi un incubo: un incubo vissuto da un grasso signore, dal corpo a mappamondo, che si agita spaventato in un vassoio, circondato a sua volta da enormi vassoi svolazzanti e minacciosi.
E neanche la frutta, a cui pare rivolgersi con speranza gli darà pace…il pericolo viene anche da qui.

 

Dolce Sinfonia di Luigi Verlanti. Bozzetto di Luigi Bonetti

Che cosa sarebbe la vita senza musica? Come sarebbe il Carnevale senza musica?
E’ come un corpo senza anima: vuoto.
Finché c’è musica c’è speranza.. di sentire una dolce sinfonia di Carnevale!
Se è bella fa venire la pelle d’oca, se è brutta ti lascia solo un mal di testa. Comunque sia, la musica è vita, è festa, colore, gioia, spensieratezza: è il ritmo naturale dell’esistenza.
Due personaggi al centro di tutto: lo spartito e la musica. La sinfonia, l’insieme armonico di cose, luci, colori, sapori.
Un pentagramma avvolto a spirale costituisce il corpo dello spartito la cui testa è formata da un insieme di strumenti: l’arpa sostituisce i denti, due note gli occhi, le trombe gli orecchi, i pentagrammi i capelli. La musica viene rappresentata come una bella donna, avvolta solo dal pentagramma, che fa uscire dalla bocca le note; come la musica, lei può essere sensuale, dolce, oppure dura, travolgente.
Intorno ballano e suonano figure femminili e vari strumenti con tanto di bocca e mani che suonano se stessi. Dietro trionfa una grande tastiera di pianoforte i cui tasti si muovono come un’onda.

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