Carnevale: festa della comunicazione

Piero Brunelli, psicologo e docente di sociologia generale presso l’università IULM di Milano indaga sul rapporto tra il carnevale e la comunicazione tra gli uomini.

“Il Carnevale festa della Comunicazione”. Ma in che senso il Carnevale è anche la festa della comunicazione? Quali affinità vi sono tra Comunicazione e Carnevale? Se pensiamo all’etimologia della parola comunicazione ci vengono in mente diverse risposte convincenti. Comunicazione vuol dire “azione che mette in comune”, già questo può far capire che il Carnevale è proprio un insieme di azioni per mettere in comune, del resto è questo il senso della festa, e il Carnevale può considerarsi come la “festa delle feste”. Ma c’è di più, nell’etimologia della parola “comune” c’è la parola latina “munus” che il latino vuol dire dono. Quindi comunicazione vuol dire mettere in comune un dono! Ecco allora che si capisce ancora meglio perché il Carnevale è la festa della comunicazione, una comunicazione che non mira a persuadere, a convincere, a vendere e quindi a ottenere qualcosa, ma a dare qualcosa. Questo è il senso più profondo della comunicazione: donare per instaurare un clima di reciprocità, di comprensione, di comunità. Allora quando si dice che siamo nella società della comunicazione bisogna vedere se è poi così vero, dal momento che gran parte della comunicazione non è prodotta per donare, quanto per prendere (e purtroppo talvolta anche per ingannare). Inoltre la comunicazione è considerata come qualcosa che si riceve come spettatori passivi, e quindi come trasmissione a senso unico da accettare o da rifiutare (magari cambiando canale o voltando pagina). Invece a Carnevale il “munus” della comunicazione, diventa azione propiziatoria per tutti, così che la città viene messa in comune e le stesse persone festanti e in maschera si mettono in comune per un grande gioco della partecipazione e della creatività. Non mi piace dire che il Carnevale è un grande spettacolo, ciò significherebbe evocare ancora una volta una asimmetria tra attori che comunicano e spettatori che ricevono. No, si tratta invece di un grande gioco comunicativo, ove lo spettacolo è offerto da tutti per tutti, e non vi sono attori e spettatori, anche gli animatori e i teatranti di professione sono in mezzo alla gente “attiva”, e ricevono da essa comunicazione e creatività. La comunità e i suoi ospiti giocano e fanno la gara a chi dona la comunicazione più bella, più divertente, più provocatoria, ma nessuno vince, perché è assolutamente vero che quello che conta è esserci e partecipare. Tutti donano a Carnevale, perché anche chi non si maschera, anche chi pare sia lì solo per guardare dona sorrisi, risate, emozioni, e questo è non soltanto umanamente bellissimo, ma è anche un esperienza fondamentale in termini psicologici e sociali per una evoluzione nella direzione della vita e della pace. Ah, quale grande scuola di vita e di “comunicazione” è il Carnevale, se non ci fosse non lo si potrebbe inventare, perché tutto ciò che è iscritto nell’anima umana nasce da sé, in ogni tempo e in ogni luogo. Lo spirito del Carnevale è nell’istinto umano, l’unico essere che ha la capacità di ridere, capacità che è un dono nella natura e di Dio e che dà la forza di sopportare il peso della conoscenza. Dice il celebre saggio Lao Tse: “appena formi un pensiero, ridici sopra”. Ridere di se stessi, come voleva Shakespeare, è saggezza; “rider degli altri” è cattiveria; “ridere con gli altri”, come avviene soprattutto a Carnevale, è pace e amore: due qualità essenziali affinché la comunicazione sia davvero “dono”. Così, poiché a Carnevale la comunicazione è davvero “dono propiziatorio”, si può ridere in libertà e come si vuole, con saggezza, con stoltezza e anche in modo cattivello, purché sempre per-dono. Per-donino dunque politici, chierici e potenti se il Carnevale con il suo sollazzo comunica come un pazzo; per-donino giornalisti, professori ed editori se per fare maschere e carri occorrono tanti e tanti giornali ancora intonsi (così che Carnevale, non solo è la festa della comunicazione, ma alla comunicazione ufficiale “gli fa la festa”!). Insomma a Carnevale tutto è per dono e ogni scherzo vale per comunicare convivialità e propiziazione. Dunque quanta maestria c’è in questa pazzia, quanta arte, quanto amore, quanta solidarietà, quanta vita… e allora grazie Carnevale, comunica sempre così, e anzi, vai in cattedra di “comunicazione”, e insegna un po’ anche tu a comunicare. In questa società ce n’è davvero bisogno!

Pier Piero Brunelli
Da «Viareggio in Maschera 2005», Viareggio, 2005

Pier Piero Brunelli è psicologo e dottore in DAMS (Spettacolo); è docente a contratto presso la cattedra di sociologia generale e del tempo libro dell’Università IULM di Milano, ove ha introdotto come argomento di corso il tema del Carnevale e del carnevalesco. Tra le sue pubblicazioni: “Carnevale, tra psiche, società e cultura”, Milano Arcipelago 2004.