Il Carnevale secondo Curzio Malaparte

Il Carnevale di Viareggio è fatto di «persone» o, per dirla alla latina, di «personae», di personaggi. Di eroi. Il suo mondo è quello di Apulejo, di Swift, di Andersen, dei fratelli Grimm, e insieme di Walt Disney, di Grosz.

Con una ispirazione ed una tecnica, che tuttavia non hanno nulla di letterario, né di cinematografico, gli artisti e gli artigiani viareggini evocano infatti, le figure a tutto tondo, in statue gigantesche dipinte dei colori cari dell’espressionismo (i colori violenti e al tempo stesso patetici, di Grosz, i suoi vermigli, i suoi turchini, i suoi gialli, i suoi violetti profondi), un mondo favoloso che è quello del popolo, specie del popolo di Viareggio, uno dei più fantasiosi e liberi del Mediterraneo.

Il mondo che vive nei sogni dei marinai distesi sul ponte dei velieri, all’ombra delle immense vele bianche.

E anche quando i soggetti dei «carri» sono presi dall’attualità, si tratta sempre di un’attualità trasfigurata nella favola, antica e moderna, nel magico clima dei sogni dei marinai.

(da Viareggio in Maschera – 1959, Rivista ufficiale del Carnevale di Viareggio)