Il saluto di Burlamacco

Il 21 gennaio 1940, Re Carnevale venne accolto a Viareggio con un epico saluto di Burlamacco, scritto per l’occasione da Cravache. Saluto che è stato ripetuto nella cerimonia di apertura del Carnevale 2007.

Sii benvenuto, sire; e al popolo raccolto
per farti riverenza porgi benigno ascolto.
In me vedi l’interprete bisbetico e bislacco
il popolano autentico chiamato Burlamacco,
nome che non registra la dotta biblioteca
ma che ripete il fosso sacro all’anguilla cieca.

Osserva. Mentre squillano gli ottoni della banda
a te fan pittoresca volubile ghirlanda
le maschere più illustri di tutte le regioni
le femmine in gonnella, i maschi in pantaloni
e non come si vestono quando l’estate abbaglia,
le donne con le brache, gli uomini in vestaglia.

Grazie d’avere, o profugo senza patria né tetto,
fra le terre ospitali la nostra prediletto.
Grazie del tuo soggiorno forzatamente breve
che ci riscalda i cuori nel tempo della neve.
Ma grazie sopra tutto di darci l’illusione
con lo stereotipato sorriso di cartone.

Sul magico viale è sfilato il corteo
Con fasto di trionfo e gioia d’imeneo.
Ora da questo palco ascolta le canzoni
che scrissero in tua lode sopra diversi toni.
Poi, nella grassa decade, di te fa bella mostra
nei corsi e nelle corse, al ballo e sulla giostra.

Ma quando la quaresima dirà la sua parola
sali sul rogo, impavido, come Savonarola.
E il tuo saluto, l’ultimo, si elevi dal falò:
“Cari, l’inverno prossimo, tra voi ritornerò!”.