La patria degli apolidi

Pubblichiamo oggi un pensiero che Giusy Vanni ha pubblicato sul sito Viareggiok. Pensiero che conferma Viareggio come patria degli apolidi e il Carnevale come sua Costituzione.

Triste cammina il mio cuore sul molo, non ho radici ne un luogo in cui tornare. Una leggera brezza si alza a compassione ad accarezzarmi, mi appiccica un velo di salmastro sul viso come a dirmi: “Io ci sono non sei sola”. Il mio sguardo incontra le onde crespe di un mare amico che mi parla, mi consola. Poco più il là il molo della darsena mi grida: IN TE SON NATO IN TE SPERO MORIRE ”.

Dolce è pensare che ci sono persone così fortunate da avere un luogo in cui tornare. Io non ho radici, ma le mie mani hanno freddo, le infilo in tasca per scaldarle un pò e come per incanto, insieme al fazzoletto che tiro fuori per asciugare la lacrima che è salita a bagnarmi gli occhi, si, come per incanto spunta un coriandolo. Eccolo è arrivato un sorriso che mi si stampa in faccia. Ecco il cuore si ritempra…

Ricordo. Qualcuno mi prese per mano, risa, salti, gioia di vivere, di scherzare, inni all’allegria, dichiarazioni d’amore a Viareggio e tanti, tanti coriandoli. No, non mi conosceva colui che prese la mia mano, ma non importava, no, non sapeva da dove venivo, ma non era necessario. Mi disse: L’allegria è di tutti, e in tutti i cuori ogni tanto dovrebbe danzare. Dai danza con me! … Piango anch’io sai, a volte, ma lo faccio rannicchiato sulla spiaggia, stringendomi tra le braccia i ginocchi, lasciando che il rumore del mare mi abbracci e che ogni granello di rena mi coccoli appiccicandosi a me.

Anche a me a volte manca l’aria, la frenesia mi attanaglia il respiro, allora vado a farmi un giro in pineta, raccolgo “dù pinugliori”, me li avvicino al naso e respiro forte, è un tocca sana, credimi. Anche tu puoi, la mia città è di tutti coloro che vogliono amarla, puoi gioire perché RE CARNEVALE ama contagiare anche te, puoi arrabbiarti e piangere perché la pineta e il mare non ti faranno mai mancare il loro abbraccio. Dai danza con me … “.Si, danzai, senza radici, senza un luogo in cui tornare, ma danzai, poi tre colpi di cannone, una tromba, una bandiera scese lenta dal pennone, non trovai più la mano che mi stringeva!

Tutto finito, tutto spento, solo un’effimera illusione, pensai. In mano ancora il coriandolo trovato in tasca e quel sorriso che mi si è stampato in faccia non vuole andarsene da lì, ci provo, allento i muscoli delle labbra, aggrotto le ciglia per rattristarmi, cerco una lacrima ma niente, il sorriso mi si è stampato in faccia e non fa niente per andarsene. Guardo l’orologio, in lontananza, laggiù lungo la costa, è tardi devo rientrare ma non posso, come fare con questo sorriso appiccicoso, cosa devo fare per toglierlo di dosso.

Oh mare, mare se sei veramente un amico dimmi qualcosa, in questa città ti amano perché hai un cuore, una voce, allora parlami ti prego, cosa devo fare? In lontananza un sibilo increspa leggermente le onde … si trasforma in voce … “Ci deve solo credere, devi solo amare, questa città non chiede altro e sarà tutto tuo, il mare, la rena, la pineta e l’allegria del carnevale”.

Non ho radici, ma adesso ho capito, è qui sul molo, che Viareggio mi ha adottata, è qui che un giorno potrò tornare con un coriandolo stretto nella mano e dire … questa è casa mia.

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