Il Carnevale, classicamente, termina con l’inizio della Quaresima, fissato il Mercoledì delle Ceneri. Esistono poi alcune tradizioni che differiscono il termine del Carnevale e l’inizio della Quaresima, la più conosciuta delle quali è quella del Rito Ambrosiano.
Nella Diocesi di Lucca, tradizionalmente, l’ultima eco del Carnevale, si ha nella domenica di quadragesima, con la festa detta “della Tabernella”, nome derivato probabilmente da “La Taberna”, antichissima osteria posta sulla via Clodia Nova, nei pressi del Ponte sulla Freddana1.
Tale tradizione è rimembrata nel proverbio lucchese: per il giorno della Tabernella… si schicchera e si sfrittella2.
Notizie più precise sulla questione si trovano in uno scritto di Giovanni Giannini3 titolato “Il Carnevale nel contado lucchese”, pubblicato da Giuseppe Pitré (fra i fondatori dello studio delle tradizioni popolari in Italia) nella raccolta Archivio per lo studio delle tradizioni popolari, rivista siciliana del 18884. Scrive Giannini:
Anselmo da Baggio diventato Papa Alessandro II
Un’ultima eco del Carnevale, tante volte più forte e acuta di quello [canonico n.d.r.], si ha nella prima domenica di Quaresima, che fu battezzata col nome di Pentolaccia o di Tabernella.
Narra la leggenda che in questo giorno, otto secoli fa [nell’anno mille n.d.r.], il vescovo Anselmo discendeva dal colle di Monte San Quirico, paesetto sulla destra del Serchio, a pochi passi da Lucca, dov’era stato a consacrarne la chiesa: e già si trovava sulla riva del fiume, quando ad un tratto vide venirsi incontro i legati romani, che gli recavano le insegne papali, e lo proclamavano Pontefice. Anselmo, a tale inaspettata novella, colmo di esultanza, si curvò ed empitesi ambe le mani di rena, la gettò al vento, promettendo altrettante indulgenze, quanti eran que’ granelli di sabbia, a tutti coloro che in tal giorno si fosser recati a visitar la chiesa di Monte San Quirico; e da questo fatto ebbe origine la festa che si celebra tutti gli anni lassù, col nome Tabernella. Ma per quanto strano e curioso, è un fatto, che le feste religiose, in cambio di eccitare alla pietà e alla devozione, come vorrebbero, dando occasione ai raduni, ai banchetti e agli spettacoli, finiscono col riuscire una cosa tutta affatto mondana. Ora ai Lucchesi, che si trovavan sempre storditi dal frastuono carnevalesco e che non s’erano ancor levati la voglia, non parve vero di coglier il pretesto da quella festa, per passare un altro giorno allegramente. E così coll’andar degli anni la prima Domenica di Quaresima doventò presso di noi, alla barba del calendario, l’ultima domenica di Carnevale: che da un’osteriuccia (in latino Taberna) sul ponte della Freddana (torrente che sbocca nel Serchio), dove anticamente tutti quelli che accorrevano alla festa di Monte San Quirico si adunavano e banchettavano, si chiamò Domenica della Tabernella.
La via Clodia Secunda o via Clodia Nova, era una strada romana che congiungeva Lucca con Luni, risalendo la Garfagnana, da non confondersi con la via Clodia propriamente detta che univa Roma a Saturnia. Tale strada fu terminata nel 183 a.C. ad opera del console Marco Claudio Marcello. Il percorso coincide all’incirca con l’attuale strada detta “di Fondovalle” che risale la Garfagnana sul lato destro del Serchio. Il primo tratto, da Lucca fino al ponte sulla Freddana coincide all’incirca col primo tratto della attuale S.P. 1 “Francigena”. ↩︎
Viareggio, il Carnevale: un’altra vita – Nori Andreini Galli, Vallecchi, Firenze 1978. ↩︎
Nato a Tereglio il 25 dicembre 1867, morto a Lucca il 20 giugno 1940 ↩︎
4, Volume 7, Giuseppe Pitrè – Salvatore Salomone-Marino, L. P. Lauriel, Palermo 1888. ↩︎
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