Alfredo Pardini (1897 – 1970)

È difficile parlare di Alfredo Pardini senza menzionare il fratello Michele (1893-1961), che gli fu accanto nella realizzazione di nuemrosi carri (e che pure concorse con proprie costruzioni, risultando alcune volte vincitore), e l’amico e rivale di sempre “Tono” D’Arliano. I tre cominciano insieme la carriera di costruttori di carri, ma è una falsa partenza. Il sodalizio si rompe subito per divergenze artistiche e i Pardini si dedicano a un carro i seconda categoria. “Lo spensierato”, che vince il primo premio. Siamo nel 1925. L’anno successivo arriva il primo successo nella categoria superiore con “La favola del Carnevale”, ripetuto nel 1927 (“L’ultima pazzia del Carnevale”) e nel 1928 (“Il Carnevale ai bagni”). Sono carri che fanno progredire la tecnica costruttiva del Carnevale, attentamente calibrati. “Carnevale ai bagni” in particolare, è considerato uno dei più interessanti di questo periodo.

Comincia in quegli anni l’alternanza al vertice della classifica con Tono D’Arliano. Una sfida emozionante, salutare per lo sviluppo della manifestazione. Nascono in città due vere e proprie tifoserie pronte a sfidarsi anche a pugni e a sfottersi, all’occorrenza, con canzoncine ad hoc. «Te lo dico porte e piano, il primo premio è del D’Arliano», si canta da una parte. E dall’altra si risponde: «L’hai mangiati i tortellini … Il primo premio è del Pardini». Il futuro regista Mario Monicelli, che in quegli anni giovanili viene coinvolto in questa sfida, racconta: «Quand’eero piccolo, siccome ero per il D’Arliano, i seguaci di Tono mi spedivano a spiare nel baraccone del Pardini. Dovevo osservare e riferire quello che preparavano gli avversari». Sono gli anni in cui «la consegna del silenzio era assoluta, per chiunque lavorasse ad un carro, perché gli avversari non rubassero le idee migliorando così la propria produzione; ma tentativi di “spionaggio” c’erano ugualmente, alle volte addirittura con incursioni notturne, senza ritegno, negli stanzoni dove nascevano le maschere o, con più semplicità, accostando gli occhi alle fessure fra tavola e tavola che chiudevano il capannone, chiamate “senìci” in vernacolo viareggino».

I Pardini sono concorrenti temibili per tutti. «Il Pardini – ricorda Alfredo Morescalchi – era spinto da una passione enorme che lo portava a raggiungere degli effetti coreografici insospettati. Passava ore e ore al baraccone, solo davanti al carro, a studiarne gli spazi, a cercare il modo di renderli vivi. Ci riusciva alla fine in modo egregio». Il contrassegno titpico della produzione di Pardini, insieme alla fine modellazione, è dunque l’accuratezza tecnica, l’attenzione agli aspetti architettonici e ingegneristici del carro, l’innovazione nei movimenti. Tutti elementi che balzano evidenti all’occhio nel memorabile “Indiano” (“Un carro nel 2000” il titolo ufficiale) che suscitò ammirazione nella sfilata del 1929. Un carro futuribile, non solo per il tema inneggiante all’aviazione, ma anche per la grandiosità dell’insieme e la carica innovativa dei movimenti. L’idrovolante camuffato da pellerossa era un’imponente costruzione che poteva aumentare la sua altezza da 6,30 metri fino a 11 metri. Un carro che “osava” forse troppo (infatti gli fu preferito il più tradizionale “Luna Park” di D’Arliano e Pardini dovette accontentarsi del secondo posto), ma che rimane comunque un punto fermo nell’evoluzione stilistica e tecnologica dei “maghi” viareggini.

Come già accennato, per Pardini si può parlare di una ditta in famiglia. Spesso infatti si avvalse della collaborazione del fratello Michele (un attrezzatore eccezionale, capace di preparare armature leggere e resistenti), e del carrista Ademaro Musetti. «Alfredo e Michele Pardini – è ancora Morescalchi a parlare – benché fratelli, erano nel fisico assai dissimili fra loro. Di media statura e piuttosto massiccio il primo, alto, secco allampanato l’altro. Bravi artigiani e infaticabili lavoratori, avevano però in comune la semplicità, la forza di carattere e l’onestà propria della vecchia generazione dei marinai viareggini dai quali discendevano direttamente». Fino al 1955 Pardini continua la sua marcia trionfale in vetta alla classifica. Dobbiamo accennare almeno ad alcune tappe fondamentali come i cari “Carnevale nella giungla” (1931), “I tre moschettieri” (1932), il mirabolante “La danza delle ore” (del 1939, un colossale, spettacolare balletto dedicato al tempo che passa) e “L’ultima avventura di Don Chisciotte” (1940).

Nel 1946 la difficile e avventurosa ripresa del Carnevale è sintetizzata dal titolo del carro di Pardini di quell’anno, che vince il primo premio: “Bando alla tristezza, evviva l’allegria”. Nel dopoguerra ci sono ancora tre primi premi per Alfredo Pardini, nonostante la concorrenza delle nuove leve. “Tre marinai in gamba” (1949) sfotte i cacciatori che “navigano” in padule fra cannelle e ranocchi; “Notte di Carnevale” (1951) e “Baldoria all’inferno” (1955) sono esempi delle migliori costruzioni carnevalesche che danno spazio alla fantasia e alla libera creazione. L’attività di Pardini prosegue ancora per qualche anno. Nel 1961reagisce all’incendio dei capannoni del Carnevale con un carro che è una professione di ottimismo: “Più bello e più grande che pria”: come dire che la festa viareggina risorge dalle proprie ceneri. Lascia nel 1963 con una specie di carro autobiografico: “Fatiche mie venitemi dietro”. Sempre schivo e appartato se ne va in punta di piedi l’11 marzo 1970.

1926 La favola del Carnevale (primo premio)
1927 L’ultima pazzia del Carnevale (primo premio)
1928 Il Carnevale ai bagni (primo premio)
1929 Un carro nel duemila (secondo premio)
1930 L’assalto al corso (secondo premio)
1931 Carnevale nella giungla (primo premio)
1932 I tre moschettieri (primo premio)
1933 La Perla del Tirreno (secondo premio)
1934 Inferno ‘900 (terzo premio)
1935 La famiglia volante (primo premio)
1937 Torna Carnevale (primo premio)
1938 I figli degli dei (quarto premio)
1939 La danza delle ore (primo premio)
1940 L’ultima avventura di Don Chisciotte (primo premio)
1946 Bando alla tristezza, evviva l’allegria (primo premio)
1947 Serenità nel mondo (terzo premio)
1948 Grandi acrobazie (secondo premio)
1949 Tre marinai in gamba (primo premio)
1950 Olimpiadi umoristiche (quinto premio)
1951 Notte di Carnevale (primo premio)
1952 Verso la felicità (quinto premio)
1953 Paradiso terrestre (terzo premio)
1954 Godiamoci la vita (secondo premio)
1955 Baldoria all’inferno (primo premio)
1956 Sogno di un pescatore (secondo premio)
1957 L’universo impazza (quarto premio)
1958 Pagliacci in cavalleria (sesto premio)
1959 La danza delle ore (quinto premio)
1960 Festival e concorsi (sesto premio)
1961 Più bello e più grande che pria (quarto premio)
1962 Appuntamento con Venere (ottavo premio)
1963 Fatiche mie venitemi dietro (terzo premio)

Da «Viareggio in Maschera 2003», Viareggio, 2003

di Umberto Guidi