Umberto Boni “Cravache” (1872 – 1944)

Nato il 28 dicembre 1872 a Roma (il padre era un generale sabaudo), il conte Boni appare a Viareggio nella primavera del 1911, quando inizia una collaborazione con il settimanale “Viareggio – Rivista balneare e climatica del Tirreno”.

Ben presto diventa un punto di riferimento per la cronaca vacanziera, con frequenti incursioni nella poesia, nel teatro, nella saggistica. Nel contempo mostra doti di eccellente organizzatore di eventi mondani. È amico di Enrico Pea, Elpidio Jenco, Icilio Sadun, Giacomo Puccini, Giuseppe Tabarracci, Moses Levy e altri personaggi dell’epoca.

Umberto Boni è anche un appassionato cantore del Carnevale, che egli vede intimamente collegato all’altro aspetto preminente di Viareggio, l’estate balneare. Animatore di veglioni e feste, garbato corteggiatore di belle donne, negli anni Trenta è collaboratore fisso della rivista ufficiale “Viareggio in maschera”. Ecco come descrive, in un articolo dell’edizione del 1932, l’incedere dei carri lungo il corso: «Trainati da due o tre paia di buoi escono i carri. Fra l’uno e l’altro si addensano le automobili, le mascherate a piedi e la folla irrequieta e gioconda. Alcuni sono giganteschi, larghi come il viale, alti fino a sfiorare i fili del telegrafo. In virtù di occulti congegni tutto si muove, gira, dondola, oscilla. Le comparse in costume schierate, accoccolate, in bilico, cantano a squarciagola la loro canzonetta e con le braccia e le gambe accompagnano il ritmo della musica, il beccheggio del carro, senza tregua come se anch’esse avessero inghiottito un congegno».

Con lo pseudonimo di “Cravache” firma i testi di cinque canzoni ufficiali del Carnevale:

“Carnevale Azzurro” del 1923 (musica di Michele Orselli);
“Carnevale a Viareggio” del 1924 (musica di Icilio Sadun);
“Carnevale in Primavera” del 1930 (musica di Icilio Sadun);
“Carnevale di Baci” del 1932 (musica di Michele Orselli);
“Globuli Rossi” del 1948 (musica di Icilio Sadun).

Questa ultima composizione, scritta prima dello scoppio della seconda guerra mondiale, è proclamata canzone ufficiale del 1948, come una sorta di omaggio postumo al conte Boni, scomparso nel 1944.

La sua fine è drammatica e leggendaria insieme. Dopo il 25 luglio 1943 compone versi satirici sulla caduta del regime fascista, inneggiando alla libertà ritrovata. Durante la successiva occupazione tedesca della città, al Gran Caffè Margherita, il conte Boni ha un contrasto con un sottufficiale tedesco che dà per certa la vittoria della Germania. “Cravache” gli risponde tagliente, davanti a tutti, che la democrazia e la libertà prevarranno sulla barbarie nazista. Nei primi mesi del 1944 “Cravache” è deportato come detenuto politico al campo di concentramento di Fossoli e da lì inviato a Mauthausen dove è ucciso il 2 novembre 1944.

Tra i personaggi del Novecento legati al Carnevale viareggino, Umberto Boni, il conte Boni in arte “Cravache”, ci appare quasi circondato da un alone di leggenda. E non solo per la sua drammatica fine in un campo di sterminio nazista. Si conoscono pochi particolari della sua biografia, né fino ad oggi ci è pervenuta una sola sua fotografia. Ci sono, per fortuna, alcune caricature che ce lo presentano magro, quasi allampanato, elegante, volto dai tratti aristocratici e occhiali a pince-nez appoggiati su un profilo “importante”. Se le notizie sul suo conto sono scarse, abbiamo invece a disposizione la sua abbondante produzione pubblicistica, apparsa in vari periodici tra gli anni Dieci e i primi anni Quaranta, pièces teatrali, componimenti poetici (spesso di satira), testi musicali. Illuminante lo pseudonimo scelto da Boni: “Cravache” significa frustino e davvero la sua produzione alterna ispirati elogi alle bellezze di Viareggio e del suo Carnevale ad una critica arguta, navigando con disinvoltura fra toni mondani e intenti più politicamente impegnati.

BIBLIOGRAFIA:
• Guidi, Umberto – Protagonisti del Carnevale: Cravache, il frustino e la rosa del conte Umberto Boni, in “Viareggio in Maschera 2005”, Fondazione Carnevale di Viareggio, Viareggio 2005.